

Nel 1800 in Toscana, sotto la spinta all'agricoltura voluta da Cosimo Ridolfi, si sviluppò una vasta produzione di contenitori in vetro per i principali prodotti provenienti dalla campagna: l'olio e il vino. Questo portò alla nascita di nuovi mestieri come l'industria e l'artigianato del vetro e quello delle fiscale.
Uno dei prodotti principali dell'industria vetraria di Empoli, il fiasco rivestito, era strettamente legato al lavoro effettuato dalle fiascaie: donne di tutte le età che realizzavano a mano il rivestimento esterno della bottiglia con fibra di erba palustre essiccata.
Solitamente, il rivestimento esterno era realizzato con la "sala" – un tipo di erba palustre molto diffusa e coltivata nei pressi del Padule di Fucecchio -, mentre all'interno veniva utilizzato il "salicchio".
Il lavoro di queste donne si svolgeva a domicilio – pratica molto diffusa in Toscana fin da medioevo – interessando svariati settori; dalla tessitura, ai ricami, all'impagliatura dei fiaschi, fino alla sartoria.
L'impagliatura dei fiaschi, delle damigiane e di altri oggetti in vetro era molto importante per l'economia locale, in quanto coinvolgeva uomini e donne, a partire dalla coltivazione delle erbe palustri, come la "sala" nei pressi di Fucecchio, fino alle fiascaie che si occupavano dei rivestimenti.
Le fiascaie si alzavano molto presto al mattino per conquistare i primi posti in fila presso le fabbriche del vetro per consegnare i fiaschi impagliati e ritirare quelli nudi, aiutandosi con i famosi carretti da fiaschi.
Nel periodo di maggiore sviluppo, in Toscana, nel territorio di Empoli e nella Valdelsa si contavano circa 4/5000 fiascaie.
Tuttavia tra i primi del 1900 e il secondo dopoguerra, si ebbe un declino del fiasco, dovuto anche all'introduzione sul mercato della bottiglia bordolese, di dimensioni più piccole e quindi più facile da trasportare, ma soprattutto non rivestita, causando la fine del lavoro delle fiascaie.

